Introduzione
Sempre più spesso, quando parliamo di tesi di laurea, sentiamo nominare intelligenza artificiale e diritto d’autore nella stessa frase. In molti casi c’è di mezzo ChatGPT, usato per abbozzare un capitolo, chiarire un concetto o riscrivere un paragrafo che non convince. Poi arriva il dubbio che blocca: se quel testo lo ha scritto l’IA, a chi appartiene davvero?
Noi ci troviamo ogni giorno davanti a questa domanda. Il confine tra intelligenza artificiale e diritto d’autore non è fantascienza teorica, ma qualcosa che può pesare sulla carriera universitaria. La buona notizia è che, anche se la materia è nuova, la legge italiana ha iniziato a dare risposte precise, soprattutto con la Legge Quadro 132/2025.
In queste righe vogliamo spiegare, con un linguaggio semplice:
- cosa dice la normativa su opere create con l’aiuto dell’IA
- chi è il proprietario di un testo scritto da ChatGPT
- quali rischi corre chi inserisce quei contenuti nella tesi senza pensarci troppo
Vedremo anche come strumenti come Plagio Scanner possono aiutare a controllare il rischio di plagio (anche da IA) prima della consegna, così da affrontare la discussione con più serenità.
“L’intelligenza artificiale non crea da sola valore giuridico: il diritto d’autore nasce dove c’è creatività umana.”
— orientamento condiviso da molti studiosi di diritto d’autore
Key Takeaways
Un testo generato interamente da ChatGPT, senza un apporto creativo umano concreto, non è protetto dal diritto d’autore e non può essere considerato davvero “tuo”. Questo ha conseguenze sia legali sia accademiche, soprattutto quando si parla di tesi di laurea.
La legge italiana tutela solo le opere frutto dell’ingegno umano e considera l’IA uno strumento. Perché intelligenza artificiale e diritto d’autore stiano dalla tua parte, serve un contributo personale riconoscibile e dimostrabile nel testo finale.
Usare l’IA non è vietato, ma va dichiarato e gestito con attenzione. Con Plagio Scanner puoi verificare in anticipo la percentuale di plagio, il possibile uso di IA e ricevere indicazioni pratiche per correggere il testo prima di consegnarlo.
Intelligenza Artificiale E Diritto D’Autore: Cosa Dice La Legge Italiana

Per capire come si incastrano intelligenza artificiale e diritto d’autore, il primo riferimento è la Legge Quadro sull’Intelligenza Artificiale, n. 132 del 2025. Questa norma non parla solo di sicurezza e trasparenza, ma entra anche nel tema della creatività. Il messaggio centrale è chiaro: l’autore rimane sempre una persona fisica, anche quando usa strumenti di IA.
La legge modifica l’articolo 1 della storica legge sul diritto d’autore (L. 633/1941). Oggi si parla esplicitamente di:
“opere dell’ingegno umano di carattere creativo, anche quando realizzate con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale, purché siano il risultato del lavoro intellettuale dell’autore”.
Questa frase, a prima vista tecnica, contiene un punto decisivo: l’opera deve nascere da un ingegno umano, non da un algoritmo lasciato da solo.
In pratica, la normativa italiana vede l’IA come un mezzo, paragonabile a:
- un software avanzato di videoscrittura
- un programma di grafica
- un assistente virtuale che suggerisce testi
ChatGPT può aiutare, suggerire, generare bozze, ma non può diventare autore in senso giuridico. La paternità dell’opera, e quindi i diritti d’autore, restano legati alla persona che:
- ha avuto l’idea
- ha preso decisioni creative
- ha organizzato e rifinito il testo finale
Questa posizione non è isolata. Anche la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, in casi come Infopaq, Painer e Cofemel, ribadisce da anni che un’opera è protetta solo se rappresenta una:
“creazione intellettuale propria del suo autore.”
— Corte di Giustizia dell’Unione Europea, causa C‑5/08 Infopaq
Tradotto: il testo deve contenere il tuo tocco personale, frutto di scelte libere e non di un automatismo.
Per chi scrive una tesi, questo significa che intelligenza artificiale e diritto d’autore possono convivere solo se il contributo umano è reale e visibile. Se un capitolo viene copiato pari pari da ChatGPT, senza rielaborazione:
- la legge non ti riconosce come autore di quel testo
- sul piano accademico, il tuo ateneo può considerarlo contenuto non originale
Quando il file passa nei software antiplagio, questo può tradursi in segnalazioni, richieste di chiarimento o, nei casi peggiori, in contestazioni formali.
Chi È Il Proprietario Di Un Testo Scritto Da ChatGPT?

Arriviamo alla domanda che interessa di più quando si usano ChatGPT e tesi nella stessa frase. Se copio un testo generato dall’IA e lo inserisco nel mio elaborato, di chi è realmente quel contenuto? In che modo intelligenza artificiale e diritto d’autore intervengono qui?
La regola di base, seguendo la logica della legge italiana, è semplice da ricordare:
- un testo creato in modo interamente automatico da ChatGPT, senza un contributo creativo umano significativo, non è protetto dal diritto d’autore
- non appartiene né a te né all’IA (che non può essere considerata autrice)
- è, di fatto, un testo senza “padre giuridico”
La situazione cambia quando entra in gioco il cosiddetto “contributo intellettuale”. La legge non vieta di usare l’IA, ma chiede che il risultato finale sia davvero il prodotto del tuo lavoro mentale. Questo succede, per esempio, quando usi ChatGPT come base di partenza ma intervieni in modo profondo sul testo.
Possiamo distinguere due scenari tipici.
Uso passivo di ChatGPT
- inserisci un prompt generico
- prendi il primo risultato
- lo incolli nella tesi senza toccare niente
In questo scenario:
- non stai esercitando una vera attività creativa
- non controlli lo stile
- non selezioni criticamente i contenuti
- non aggiungi idee personali
È un uso passivo dello strumento, difficilmente difendibile come opera dell’ingegno umano.
Uso guidato e rielaborazione attiva
- formuli prompt dettagliati
- confronti varie risposte
- selezioni parti differenti
- riscrivi a mano intere frasi
- inserisci esempi personali
- colleghi quel testo ad altri capitoli della tesi
Qui intelligenza artificiale e diritto d’autore iniziano a dialogare in modo diverso, perché il prodotto finale porta davvero il segno delle tue scelte creative. Il testo risultante può essere considerato opera dell’ingegno, a patto che il tuo apporto sia concreto e dimostrabile.
Il tema dei prompt è centrale. Negli Stati Uniti, l’U.S. Copyright Office ha negato il riconoscimento del copyright a opere create quasi solo impostando comandi, come nei casi Théâtre d’Opéra Spatial e A Recent Entrance to Paradise. Secondo questa visione, il prompt da solo è più simile a:
- un’idea
- un’istruzione
- una richiesta tecnica
non a un’opera finita. Anche se quel ragionamento non è vincolante in Italia, aiuta a capire come molti giuristi guardano al rapporto tra IA e creatività.
Per uno studente, quindi, la linea di separazione passa tra uso controllato e uso passivo:
- chi utilizza l’IA come strumento di supporto, rielabora, integra, mette il proprio stile, può arrivare a essere considerato autore del testo complessivo
- chi si limita a copiare e incollare un output grezzo non acquisisce diritti su quel contenuto e rischia seri problemi accademici se il testo viene segnalato dagli strumenti antiplagio dell’ateneo
Text & Data Mining: L’Addestramento Dell’IA E Le Opere Protette

Quando parliamo di intelligenza artificiale e diritto d’autore, non possiamo dimenticare come vengono addestrati i modelli come ChatGPT. Per imparare a scrivere, questi sistemi analizzano enormi quantità di dati: libri, articoli, siti web, tesi e molto altro. Questo processo si chiama spesso text & data mining, cioè estrazione e analisi automatica di testi e dati.
La Legge 132/2025 ha introdotto nella normativa italiana un articolo dedicato proprio a questo aspetto, il 70-septies. In sintesi:
- l’estrazione di testi e dati da opere protette è consentita solo se l’accesso ai contenuti è legittimo
- parliamo, per esempio, di materiali consultati tramite licenze, abbonamenti o archivi aperti
- non è accettabile prendere qualsiasi testo online e usarlo per addestrare un’IA senza rispettare il diritto d’autore
A livello europeo, il Parlamento spinge per una maggiore trasparenza, tema al centro anche del Symposium on Artificial Intelligence, Law and Society promosso da MediaLaws. Si chiede alle aziende che sviluppano modelli generativi di:
- dichiarare quali opere protette sono state usate per l’addestramento
- dare la possibilità agli autori di escludere i propri lavori
- prevedere forme di remunerazione
Il messaggio è chiaro: intelligenza artificiale e diritto d’autore devono coesistere senza che chi crea contenuti venga ignorato.
Per chi sta scrivendo una tesi, questo scenario ha una conseguenza pratica importante. Se ChatGPT è stato addestrato anche su:
- testi accademici
- giornali
- libri
c’è la possibilità che alcuni passaggi generati risultino molto simili a opere già esistenti. Non perché il sistema voglia copiare, ma perché ha “imparato” schemi, frasi ricorrenti e strutture argomentative da materiali reali.
Questo aspetto si collega direttamente ai controlli antiplagio. Un paragrafo che a te sembra scritto “da zero” da ChatGPT può, in realtà, assomigliare parecchio a fonti già presenti nei database consultati dal tuo ateneo. In altre parole:
- anche se non hai copiato nessuno manualmente
- il rischio che l’output dell’IA finisca in conflitto con il diritto d’autore o con le regole accademiche esiste ed è concreto
Per questo è utile non considerare mai il testo dell’IA come “sicuro per definizione”, ma verificarlo e rielaborarlo con attenzione.
Come Tutelarsi Se Hai Usato L’IA Nella Tua Tesi

A questo punto può emergere un pensiero comprensibile: se ho già usato ChatGPT per scrivere una parte della tesi, come posso fare per stare tranquillo? La buona notizia è che ci sono diversi passi concreti per mettere in ordine il rapporto tra intelligenza artificiale e diritto d’autore nel tuo lavoro accademico.
Di seguito alcuni passaggi pratici.
Documenta il processo creativo
Tenere traccia di come hai usato l’IA aiuta sia sul piano giuridico sia su quello accademico. Puoi:
- salvare i principali prompt inseriti in ChatGPT
- conservare le versioni intermedie del testo
- annotare dove hai corretto, eliminato o riscritto parti significative
In questo modo, se qualcuno mette in dubbio il tuo ruolo, puoi mostrare che il risultato finale nasce da scelte consapevoli, non da un singolo comando automatico.
Dichiara l’uso dell’IA quando richiesto
È importante dichiarare l’uso dell’IA nella tesi, quando l’ateneo lo prevede o lo suggerisce. Una breve nota metodologica in cui spieghi:
- in quali fasi hai utilizzato strumenti di intelligenza artificiale
- con quali limiti
- per quali operazioni (ad esempio: riformulazione, controllo grammaticale, generazione di idee)
mostra trasparenza e rispetto delle regole. Molte università italiane stanno andando proprio in questa direzione, chiedendo agli studenti di specificare il ruolo di questi strumenti nel lavoro finale.
Non fermarti al testo grezzo generato dall’IA
Un’altra buona pratica è non fermarsi mai al testo generato dall’IA così com’è. È fondamentale:
- rileggere con attenzione
- correggere lo stile e adattarlo al resto della tesi
- aggiungere esempi tratti dalle tue ricerche
- integrare citazioni corrette e una bibliografia accurata
In questo modo l’IA diventa davvero un aiuto alla scrittura, mentre l’impronta finale rimane chiaramente tua.
Controlla in anticipo il rischio di plagio con Plagio Scanner
Arriviamo così al controllo preventivo del rischio di plagio. È molto prudente verificare la tesi con uno strumento esterno prima della consegna, soprattutto quando entra in gioco l’IA. Plagio Scanner nasce proprio per questo:
- utilizza lo stesso database e lo stesso algoritmo dei professori universitari italiani
- include il rilevamento dei testi generati da ChatGPT
- offre report professionali a partire da 0,39 € a pagina
- il controllo è anonimo, non richiede installazioni e puoi richiedere un preventivo gratuito con pochi clic
Quando usi Plagio Scanner non ricevi solo una percentuale, ma:
- un’analisi dettagliata delle parti a rischio
- l’indicazione delle porzioni che presentano pattern tipici dei testi generati da IA
- suggerimenti indiretti su dove riformulare o integrare meglio il tuo contributo personale
Se serve, puoi anche richiedere una consulenza personalizzata per capire come correggere le sezioni segnalate.
Valuta la tutela formale delle opere più importanti
Per lavori particolarmente rilevanti, come tesi di dottorato o pubblicazioni, può essere utile valutare anche il deposito dell’opera presso la SIAE o servizi analoghi. Questo passaggio:
- non sostituisce la correttezza del contenuto
- aggiunge però una prova ulteriore della paternità e della data di creazione del tuo testo
“La trasparenza nei metodi di ricerca è parte integrante dell’onestà accademica.”
— principio condiviso in molte linee guida universitarie
Conclusione

Il rapporto tra intelligenza artificiale e diritto d’autore sta cambiando velocemente, ma un punto resta fermo: solo ciò che nasce dall’ingegno umano, e porta davvero il segno di chi lo ha scritto, può essere considerato opera protetta. L’IA, compreso ChatGPT, è uno strumento potente, non un autore.
Usarlo nella tesi non è automaticamente sbagliato. Diventa un problema quando:
- sostituisce, invece di affiancare, il tuo lavoro intellettuale
- viene utilizzato senza trasparenza
- porta a testi poco originali o troppo simili a opere esistenti
Documentare il processo, rielaborare in modo sostanziale i testi generati e controllare il rischio di plagio sono passi indispensabili per tutelare il proprio percorso di studi.
Se hai usato l’IA nella tesi e vuoi dormire sonni più tranquilli prima della consegna, puoi verificare il tuo elaborato con Plagio Scanner. Lo stesso algoritmo dei professori, report professionali e rilevamento dei contenuti generati da ChatGPT ti permettono di sistemare eventuali criticità in tempo e presentarti alla discussione con maggiore sicurezza.
FAQ
Un Testo Scritto Da ChatGPT È Protetto Dal Diritto D’Autore?
In generale no, se il testo è generato in modo interamente automatico e tu non intervieni in modo creativo. La legge italiana, dopo la Legge 132/2025, tutela solo le opere che sono il risultato dell’ingegno umano. Un output grezzo di ChatGPT, copiato così com’è, non è considerato opera dell’autore e rimane fuori dalla protezione del diritto d’autore.
Posso Usare ChatGPT Per Scrivere La Tesi Senza Rischiare Conseguenze Accademiche?
Dipende dalle regole del tuo ateneo e da come usi lo strumento. Se inserisci testi generati dall’IA:
- senza dichiararlo
- senza una vera rielaborazione personale
rischi che i software antiplagio universitari segnalino il tuo elaborato. Il modo più prudente è:
- informarsi sulle linee guida della facoltà
- usare l’IA come supporto e non come sostituto del tuo lavoro
- fare un controllo preventivo con Plagio Scanner, che rileva anche i contenuti generati da intelligenza artificiale
Come Fanno I Professori A Rilevare I Testi Scritti Dall’IA?
Gli atenei utilizzano sempre più spesso software antiplagio aggiornati con moduli specifici per i contenuti generati da IA. Questi algoritmi analizzano:
- lo stile di scrittura
- la struttura delle frasi
- la ripetitività di certe espressioni
- altri indizi statistici tipici dei modelli linguistici come ChatGPT
Plagio Scanner usa lo stesso database e lo stesso standard di analisi dei professori universitari italiani, integrando nel report anche i segnali che indicano un possibile uso di intelligenza artificiale. In questo modo puoi intervenire prima che lo faccia la commissione, correggendo le parti più esposte a contestazioni.